Come avete capito dal nome del post che ricalca il titolo di un film con Sean Penn e Susan Sarandon sulla pena di morte, oggi (anche se a dirla tutta, avrei un po’ di cose di cui parlarvi) mi limito a trattare l’unica tematica che mi sta più a cuore delle altre: gli incidenti stradali, le loro cause (in questo post) e cosa si può fare realmente per evitarli (nei prossimi post).
Prima di tutto devo dire che è ben lungi da me l’idea di porre rimedio ad annose questioni come queste semplicemente scrivendo due righe su un blog, ma mi prefiggo l’obiettivo di analizzare solamente i dati statistici che ci vengono letteralmente “vomitati” addosso da tutti i potenti mezzi di comunicazione quali TV, Internet e giornali da una diversa prospettiva per poterne trarre proficui accorgimenti dettati solamente dal buon senso.
Nel momento in cui scrivo è appena finito il telegiornale di metà giornata e il primo servizio è stato dedicato agli incidenti avvenuti nel week-end e alla relativa scia di morte che si portano dietro. Lasciando perdere il merito dei casi particolari, devo dire subito che mi ha colpito l’approccio delle istituzioni, poichè il ministro dei trasporti Bianchi propone di abbassare il limite di velocità a 120 km/h sulle autostrade (come se 10 km/h in meno facessero la differenza), raddoppiare le penalità, in merito alla patente a punti, per alcune infrazioni più pericolose, quali la guida contromano, e ritiro della patente nei casi più gravi.
Ora, dico io, se vogliamo affrontare i problemi con l’approccio “del bastone e della carota” e solo per l’immediato presente, allora queste misure vanno più che bene.
Ma se vogliamo affrontare il problema alla base è meglio ragionarci un po’ su a prescindere dall’ultimo week-end e vedere un po’ la situazione generale:
- La principale causa di morte relativa ad incidenti stradali non è come si potrebbe immaginare il mancato rispetto dei limiti di velocità alla guida, ma la mancata precedenza ai pedoni (6,1 morti ogni 100 incidenti)
- La seconda causa è proprio il mancato rispetto dei limiti (attenzione, il mancato rispetto dei limiti, non la velocità in se’) con 5,4 morti per ogni 100 incidenti
- La terza è la guida contromano con ben 4,9 morti per ogni 100 incidenti
- La quarta e quinta causa sono la guida in stato di ebbrezza e la guida distratta e/o pericolosa con rispettivamente 3,2 e 3,1 morti per ogni 100 incidenti.
Via via a seguire la mancata osservazione delle distanze di sicurezza (1,2) e il mancato rispetto della precedenza (1,1). Anche se i dati in elenco sono un po’ datati (si parla dell’inizio dell’anno 2005) ed è possibile che negli ultimi anni siano diminuiti, si può comunque tenere conto del rapporto tra i fattori di rischio per avere un quadro d’insieme. [fonte: www.retedisicurezza.modena.it]
Si consideri anche l’incidenza dei mezzi pesanti su queste statistiche e delle condizioni di guida degli stessi: si pensi che su 219 incidenti mortali in cui siano stati coinvolti mezzi al di sopra delle 7,5 tonnellate, il 19% di essi è causato dal sonno (prima causa di incidenti mortali se restringiamo l’analisi ai soli mezzi pesanti), ed allora si ripropone il problema delle grandi percorrenze per gli autisti, delle soste obbligate, che molti non effettuano pur di portare a destinazione il carico in orario.
Contemporaneamente il numero di morti e feriti negli incidenti che coinvolgono mezzi pesanti per trasporto di merci è quadruplo rispetto a quelli che coinvolgono solo autoveicoli e doppio rispetto a quelli che coinvolgono veicoli per uso lavorativo (si intendono praticamente i furgoni, furgoncini e piccoli camion) [fonte: www.retedisicurezza.modena.it]
Se vogliamo limitarci alla circolazione su autostrada allora si può eliminare la mancata precedenza ai pedoni dall’elenco, che comunque rimane immutato nella sua sostanza.
Non dimentichiamoci che secondo le cifre del ministero rese pubbliche ad inizio 2006 le morti sono circa 6000 in 200.000 incidenti all’anno. [fonte: www.infrastrutturetrasporti.it]
L’indice di mortalità è più alto tra le 5 e le 6 del mattino che in tutto il resto della giornata, a discapito del fatto che l’indice di incidenti stradali si comporta esattamente nella maniera opposta, cioè è proprio in quelle ore che scende ai suoi minimi (probabilmente per la diminuzione dei volumi di traffico), per poi risalire durante la giornata. Quindi pochi incidenti nel periodo tra la notte e l’alba, ma più decessi, rapporto quasi inversamente proporzionale. [fonte: www.disabilitaincifre.it]
Abbiamo quindi, se mi passate il gioco di parole anche per un tema così tragico, un problema di qualità, non di quantità.
Teniamo infine conto di un dato importante: se rapportiamo incidenti, feriti e decessi al tipo di strada, vediamo che i feriti seguono le percentuali degli incidenti (dal 71,3% al 74,9% nelle strade urbane e tra il 7,2% ed il 6% in autostrada, con il rimanente 20% circa in tratte extraurbane) vediamo invece che i decessi non seguono questo trend, ma diminuiscono in città (fino al 40,2%) e aumentano sia in autostrada (11,2%) sia in tratta extraurbana (48,6%) a testimonianza del fatto che dove sono permesse velocità maggiori sono maggiori anche i danni. [fonte: www.disabilitaincifre.it riferiti all'anno 2003]
Appuntamento ai prossimi giorni per la seconda parte.