Un po’ di giorni fa son stato invitato da Apolide a prendere parte al contest aperto sul suo blog: CADAVERE SQUISITO IN RETE.
Non del tutto convinto (per la mia ben nota timidezza) ho accettato ed ora è venuta la resa dei conti.
I versi che ho “spedito” al suo contest non sono del tipo che scrivo di solito, ho voluto variare il mio stile, sperando di aver fatto una cosa giusta. Ho abbandonato la forzatura dei versi tutti uguali e mi son concesso anche qualcosa che di solito non uso: l’uso di tempi verbali diversi per ogni strofa.
Di seguito potete leggere il componimento che è stato sottoposto al rigido giudizio dell’amico senza cittadinanza.
Siate quindi clementi almeno voi, miei carissimi lettori.
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Cadeva la sua mano lenta, mentre
dalla tavolozza fino al basso ventre
sembrava immobile. Ma amava
quella eterea felicità che passava.
Il pennello disegnava asciugandosi
ampi cerchi che andavan frettolosi
come gocce da un vecchio rubinetto
che perde.
L’impasto prende la forma, la cera
gocciolando attorno ai suoi piedi
costruisce un muro, una barriera.
“Sono già solo”, dice “non vedi?”
Costruisce il pittore, senza argilla
senza cera, ma con quella immagine
ben impressa e nitida nella pupilla
che sogna.
Il cannocchiale scorgerà ammirevole
l’orizzonte che separa le nuvole
dall’amata terra. Nuovo ostacolo
al vecchio suo desiderio: il volo!
Metterà tutte le sue forze al limite
tentando d’aver ragione dell’aere
scoprendo le più nascoste ferite
dell’essere.

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