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Il browser del Web 2.0

Flock O meglio, come viene definito dagli stessi autori, il “Social web browser”, Flock è sicuramente uno dei migliori browser sull’orizzonte internettiano in questo momento. Basato sul motore di Firefox, ne eredita la sicurezza e la stabilità, e in alcuni casi permette anche l’utilizzo delle sue estensioni (“Extensions written for other platforms can still be used in the Flock browser, but there is no guarantee that they will work correctly.”)

Flock rende più facile la condivisione dei vari media, quali fotografie, video, articoli, tramite la gestione dei Feeds RSS istantanea, creazione di link a immagini e/o video tramite semplice “Drag & Drop”, gestione del proprio blog in maniera più semplice grazie all’uso di una barra per le Web Snippets che vi aiuterà con le citazioni da altri siti, e molto molto altro ancora.

L’unica cosa che vi posso dire è che appena l’ho scaricato un paio di mesi fa, è diventato il mio browser preferito e predefinito. Durante l’installazione importa tutto dal vostro browser predefinito, che sia Firefox o Internet Explorer, cookies, cronologia, passwords, preferiti…

Inoltre, la prima volta che vi loggate su WordPress od un’altra piattaforma per i blog, lo riconosce e vi propone di configurare l’uso del vostro blog direttamente da Flock, senza dovervi loggare ogni volta. Una volta configurato vi sarà possibile scrivere di ciò che vi interessa solamente cliccandoci sopra col destro e selezionando “Blog This!”.

Purtroppo è ancora in fase Beta, quindi mancano certe funzionalità, per esempio i segnalibri sono un po’ monolitici e dovete tenerli come vi dice lui… ed inoltre non è ancora disponibile la versione Italiana, ma son sicuro che a breve questo browser farà la felicità di ciascun utente di Internet.

Insomma, Flock vi semplifica la vita! (Quella virtuale, per ora…)


Come inviare e ricevere e-mail sicure

Da oggi voglio cominciare una serie di articoli, non necessariamente successivi l’uno all’altro o temporalmente vicini, che trattano di tematiche di sicurezza, in modo semplice ed efficace, senza spiegare tutto ciò che ci sta dietro per ovvie ragioni di spazio/tempo, ma spiegando come un utente di PC non molto esperto potrebbe beneficiarne.

Cominciamo questa serie di articoli con una problematica molto attuale, la riservatezza dei nostri e-mail (Sul genere di “e-mail”). In una società dove in tutti i luoghi siamo spiati (nel bene e nel male, chi più chi meno), e soprattutto dopo aver letto, buttando un occhio all’attualità, delle intercettazioni illegali Telecom (e visto che i politici vogliono farsi una legge ad hoc per evitare di essere spiati, lasciando noi nell’oblio di sniffer e chi più ne ha più ne metta), visto che criptare le telefonate non è ancora economicamente possibile e visto che tutto ciò non è illegale, perchè non aggiungere delle barriere (funzionanti anche per i malintenzionati) alla sicurezza dei nostri e-mail?

Prima di tutto vi dico subito che per oggi tratteremo l’approccio con Mozilla Thunderbird in ambiente Windows. Se non l’avete e/o usate un altro programma di posta, vi consiglio caldamente di provarlo. (Ricordo di aggiornare alla versione 2.0.0.0 appena uscita).

Per avere un certo livello di sicurezza bisogna servirsi in alternativa di S/MIME o PGP o del suo omologo OpenSource GnuPG. Nel caso di S/MIME e PGP avremmo alcuni problemi legati sia al reperimento di certificati validi, sia di costi, perciò avviciniamoci alla soluzione OpenSource GnuPG: GnuPG è un semplice programma disponibile da riga di comando per generare le chiavi che vi serviranno a cifrare/decifrare i vostri messaggi di posta. Specifichiamo che questa soluzione, come d’altra parte tutte le altre, funziona solo se voi e i vostri destinatari usate questo metodo!

Allora cominciamo, i passaggi da effettuare sono questi:

  1. Scaricare ed installare GnuPG
  2. Scaricare ed installare Enigmail per Thunderbird
  3. Configurare Enigmail
  4. Generare la coppia di chiavi
  5. Inviare la vostra chiave pubblica al server
  6. Generare un certificato di revoca delle chiavi (nel caso perdeste le chiavi o la password)
  7. Fare un back-up delle chiavi e del certificato.

Punto 1. Scaricate GnuPG dal suo sito prelevando la versione corrispondente al vostro sitema operativo (dalla versione 1.4.7 in poi vanno bene tutte) e installatelo in una cartella a voi comoda. Non preoccupatevi, non vi farò scrivere nulla da riga di comando!

Punto 2. Ora dobbiamo scaricare il plug-in per Thunderbird che ci aiuterà a gestire le funzionalità GnuPG: per fortuna questo plug-in c’è già e si chiama Enigmail. Scaricatelo dalla sezione Add-ons di Mozilla e installatelo tramite la procedura descritta (scaricate il file .xpi e da Thunderbird: Strumenti->Componenti Aggiuntivi->Estensioni->Installa).

Punto 3. Durante l’installazione dovrete localizzare GnuPG (anche se di solito lo trova da solo se lo avete installato nella cartella Programmi), quindi ricordatevi dove l’avete installato. Ora il vostro sistema è a un solo passo dal poter mandare e-mail sicuri. Apriamo Thunderbird e vediamo subito che nella barra dei menù è comparso il menù OpenPGP e un nuovo bottone (che ci interesserà solo dopo).

openpgp.png

Cliccate su di esso e nel menù selezionate “Gestione delle chiavi”. Vi apparirà una finestra con un elenco vuoto.

Punto 4. La procedura che segue andrebbe ripetuta per ogni vostro account di posta elettronica, ma potete anche utilizzare la cifratura con un solo indirizzo di posta. Selezionate l’ultima voce di menù, “Genera”->”Nuova coppia di chiavi”. In “Account/ID Utente” selezionate l’account di posta col quale volete spedire e ricevere mail sicure, mettete la spunta al box “Usa la chiave generata per questa identità”, poi scegliete una password (da riscrivere 2 volte per controllo) e NON dimenticatela!!! Potete anche inserire un commento, ma di solito non viene usato se non per casi di omonimia (Infatti il vostro indirizzo di posta verrà associato al vostro Nome e Cognome secondo le vostre impostazioni account). Lasciate il valore di default nel campo “Scadenza chiave” (mi sembra di ricordare 5 anni, o sbaglio?) e assicuratevi che in “Avanzate” sia selezionato l’algoritmo “DSA & El Gamal”. Infine cliccate su Genera e verrà generata una coppia di chiavi.

Punto 5. Perchè tutti siano in grado di mandarvi messaggi privati cifrati hanno bisogno della vostra chiave pubblica, quindi è il momento di inviarla ad un server di chiavi pubbliche. Se siete ancora nel pannello “Gestione Chiavi OpenPGP” per farlo dovete solamente cliccare col tasto destro sulla vostra chiave appena generata e selezionare “Invia chiavi pubbliche al keyserver” e dal menù a tendina selezionate un keyserver a scelta (suggerisco pgp.mit.edu) e date OK.

Punto 6. Ora sarebbe bene creare un certificato di revoca nel caso in cui non foste più in grado di usare la vostra coppia di chiavi (i motivi sono molteplici, ma non starò qui ad elencarveli). Con la stessa procedura di prima andate in “GestioneChiavi OpenPGP” e col destro cliccate sulla vostra coppia di chiavi e selezionate “Crea & salva un certificato di revoca” selezionate dove volete salvarlo ed è fatta.

Punto 7. Per fare un back-up delle chiavi e dei cerificati dovete esportare le chiavi (la pubblica sia la privata) in un file e potete farlo sempre cliccando col destro su una chiave e selezionando “Esporta chiavi in un file, rispondendo sì alla domanda successiva e selezionando dove volete salvarlo. Fatto ciò potete raggiungere la cartella nella quale avete salvato il certificato di revoca al punto 6 e il file appena salvato con le vostre chiavi e spostarli su un dischetto o una chiave USB al riparo da occhi indiscreti.

Bene, ora che la procedura è finita, potete iniziare a mandare mail sicure a chi come voi usa questo sistema, quando manderete una mail selezionate una delle opzioni del menù mostrato qui sotto. Passate parola e magari in un futuro molto lontano questa sarà la prassi.

openpgp2.png

P.S.: Vi ricordo che con questa procedura ora potete cifrare il messaggio, firmare il messaggio e fare entrambe le cose, ma benchè la firma non altera il messaggio, e quindi questo è ancora visibile, la cifratura lo altera e lo rende incomprensibile a chi non usa OpenPGP, quindi, benchè possiate mandate messaggi firmati a chi non usa questo metodo, non mandate messaggi cifrati a chi non usa OpenPGP, altrimenti saranno per loro illeggibili. Anzi, mandateglieli e costringeteli ad usare OpenPGP… No, scherzo… o forse no?

Ciao alla prossima.


Peg-odissea. Conclusione.

Bene, ora che l’installazione di Linux è finita posso fare delle considerazioni:

Ubuntu è molto più semplice delle altre distribuzioni, anche se forse per me è troppo semplice, nel senso che non ha un buon supporto per il riconoscimento delle nuove periferiche.

Se la comunità di Ubuntu ha tra i suoi obiettivi anche quello di trovare un produttore di PC che preinstalli la sua distribuzione di Linux, deve tenere conto di questo.

openSuSE è abbastanza ostica se installata con Gnome, diventa subito semplicissima con KDE. Per il resto il reperimento dei driver è molto semplice grazie al Software Installer e Updater che se ben configurati (con i repository giusti) possono consentire anche ad un utente meno esperto di pc di usare Linux come Windows.

YAST, poi, è uno strumento molto utile e che credo le sia invidiato da molte altre distribuzioni Linux.

Mi piacerebbe provare l’unica distribuzione tra quelle che avevo selezionato, che non ho provato, vale a dire Gentoo o Sabayon Linux tanto per vedere le differenze.

Sicuramente ora starò un po’ calmo e mi regolerò bene la mia openSuSE 10.2 poi forse…

Dopo questa interessante (ma anche stressante) esperienza, posso dire che non faccio parte ne’ della categoria che disprezza Linux, ne’ di quella che disprezza Windows (non che avessi mai fatto parte di alcuna di queste), ma anzi, vedo i lati positivi di ognuno dei due sistemi e capisco che ancora nessuno dei due è in grado di essere migliore dell’altro in assoluto. [Certo che per alcuni aspetti sia meglio Linux (la sicurezza per esempio) e per altri meglio Windows (la gestione del 3D per esempio)]

Ringraziandovi per aver letto fino qui, vi do appuntamento ai prossimi giorni.

Buon Week-End a tutti.


Peg-odissea. Terza Parte.

L’indomani mi alzo e scarico subito il DVD della openSuSE 10.2.
Lo faccio partire.
Con mio sommo dispiacere apprendo che non vi è la funzionalità LiveCD.
Parte subito l’installazione.
Purtroppo ricommetto lo stesso errore di prima lasciando partizionare a lui, e non so come, ma si installa nella stessa partizione di Kubuntu, ma lasciando intatto Kubuntu, quindi i miei 23GB son già diventati 14 e qualcosa.
Non si sa perchè. O meglio, si sa, è colpa mia.
Scelgo Gnome. (Noooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo!!!!!!!!!)
L’installazione riconosce subito il Wireless, (e già qui vado in brodo di giuggiole) permettendomi anche di connettermi al server SuSE per eventuali aggiornamenti, la scheda Video e lo schermo, ma purtroppo non installa i driver giusti… poco male, li scaricherò dopo e li installerò io.
Tutto va a gonfie vele, ma non so perchè mi vien voglia di reinstallarla per recuperare gli 8GB persi, ancora in mano al cadavere di Kubuntu. Per oggi però basta così, spengo tutto e vado a dormire… e sono le DUE di notte!
L’indomani preso da sana follia voglio partizionare e uso QTParted incluso nel LiveCD di Kubuntu (alla fine a qualcosa è servito) ma sbaglio chissà quale cosa, forse non smonto la partizione attiva prima di formattare o chissà quale altra diavoleria, ma sta di fatto che raggiungo lo scopo, cioè partiziono nel modo in cui voglio io e formatto tutta la partizione appena creata.
Riavvio.
“Invalid Partition Table”

Panico…

Poi ricordo che successe anche quando tentai di eliminare Linux dal fisso.
Cosa dovevo fare? ah sì, dal prompt C:\> fixmbr oppure fdisk /mbr. (Grazie Teone, te ne sono ancora riconoscente adesso!!!)
Bene, me lo ricordo, sono salvo.
Inserisci il cd di windows…
Console di Ripristino…
Scelgo di ripristinare col prompt dei comandi…
Password dell’account Administrator…
Inserisco la mia password…
No, voglio quella dell’account Administrator…
Panico…
Pensa Perry, qualche altra soluzione ci sarà, no?
Trovato, reinstallo openSuSE e sono a posto (sperando che riesca a leggere dalla Partition Table e che la riscriva)
Tralascio di riportarvi la nuova installazione che procede bene quanto se non meglio quella prima e vi dico subito che il danno è stato riparato.

Ah, stavolta scelgo KDE.

Riavvio del sistema…

Yoohoo anche un bootloader grafico, bene, bene!

seleziono openSuSE…

Carica…

Con KDE è tutta un’altra storia.

Mi connetto, scarico i driver ATI proprietari (gli open non vanno bene per le schede X1k) e li installo…

Riavvio solo il server X questa volta…

Perfetto.

Ora il mio Linux è perfetto.

(Per la cronaca il Wireless dopo un tempo casuale si disconnette e non si riconnette più. Devo risolvere il problema già noto alla comunità openSuSE con i driver madwifi.org)


Peg-odissea. Seconda Parte.

Dopo essermi preparato così scrupolosamente, parto all’attacco con il LiveCD di Kubuntu e tanto per cominciare bene, ci mette 10 o 15 minuti solo per far partire l’interfaccia grafica (portatile equipaggiato con scheda ATI Mobility Radeon X1600 con 512MB di cui 256MB DDR2 OnBoard + 256MB DDR Shared). Una volta finita la procedura d’avvio cerco di connettermi, ma ne’ viene riconosciuto il Wireless (Centrino Duo, o meglio Intel ipw3945a/b/g) ne’ l’interfaccia di rete cablata… ironia della sorte però viene riconosciuta una periferica Bluetooth che sotto Windows non ha mai funzionato.

Penso: Bene, non poteva cominciare meglio…

Magari sarà il LiveCD che non ha caricato i driver appropriati, se la installo potrebbe riconoscerli.

Non l’avessi mai fatto.

Per partizionare faccio fare tutto a lui, anche se dopo me ne sarei pentito, e do a Linux 23 dei 93 GB del mio disco.

L’installazione si inceppa su alcuni punti, ma, con scossettine al portatile e/o vario input da tastiera, riparte, per poi riuscire ad arrivare alla fine.

Riavvia il sistema e … come volevasi dimostrare, anche adesso ci mette dai 3 ai 4 minuti per visualizzare la schermata di avvio (sì, non il sistema, ma la sola schermata d’avvio…) e un’altra mezza dozzina abbondante per avviarsi.

Altro problema a cui prima non avevo dato importanza: il mio monitor è un 16:10 a risoluzione 1280×800 mentre viene visualizzato un misero 800×600 adattato.

Penso: Bene, non poteva continuare meglio…

Provo di tutto per almeno un giorno intero a risolvere anche solo uno di questi 3 problemi, ma non ne riesco a venire a capo, allora capisco perchè la cara vecchia TOSHIBA consigliasse solo 3 distribuzioni, tra le quali openSuSE. Vabbè, spengo tutto e vado a dormire, vedrò domani.

Ce l’avrà fatta a spuntarla il nostro eroe o si sarà dato per vinto dopo questa interminabile serie di problemi…?

La risposta tra poco, sempre su questi schermi…


Peg-odissea. Ovvero della mia prima (seria) installazione di GNU/Linux. Prima Parte

Ero venuto in contatto [oltre all'esperienza traumatizzante di Informatica 2 al Politecnico di Milano, meglio conosciuto come POLIMI (traumatizzante per le mie orecchie, non per altro... ma qui pochi capiranno...)] con l’ormai famoso (anche ai profani) sistema GNU/Linux un bel po’ di tempo fa, quando lo avevo installato sul pc di casa, provocando le ire dei miei genitori, che si ritrovavano spaesati all’accensione del PC quando veniva proposto loro di “scegliere” quale sistema operativo avviare. Capite bene che a dei matusa questa l’avrei anche lasciata passare, ma visto che i miei genitori sono abbastanza informatizzati, devo dire proprio che non me lo sarei aspettato. O forse era per la scelta in se’, che apriva un mondo a loro sconosciuto… Beh, sta di fatto che dovetti subito provvedere a piallare la partizione di Linux {Lo so che si dice GNU/Linux, ma io sono nato stanco e quindi abbrevierò, tanto non mi sognerò mai di provare un GNU/FreeBSD per esempio [per chi non capisce di informatica, tralasciare questo pezzo o consultare Wikipedia. (fico, una parentesi nella parentesi... LISTA DI PARENTESI...!!!)]}. Ora, avendo a disposizione un bel portatile nuovo, di mia sola competenza, ho voluto, dopo un po’ di ricerche e dopo essermi fatto una cultura sull’OpenSource e sul Software Libero in generale, riprovare l’ebbrezza di un sistema operativo alternativo a Windows.

Allora, prima di tutto avevo selezionato due (o meglio tre, ma la terza era un po’ troppo per me) distribuzioni: Kubuntu (Ubuntu con KDE come interfaccia grafica), consigliatissima dal Paso; openSuSE, consigliata sul sito del produttore del mio portatile per via del supporto alle periferiche assieme ad altre due distribuzioni però commerciali; e una qualsiasi distribuzione di Gentoo semplificato, quale per esempio Sabayon.

Ce l’avrà fatta il nostro eroe ad installare un secondo Sistema Operativo sul suo portatile…?

Restate con noi e lo scoprirete nella prossima puntata.


Trusted Computing

In queste settimane c’è un video su YouTube che va per la maggiore se ci limitiamo a video di area informatica: quello che ci spiega cos’è il Trusted Computing in maniera molto semplice ma efficace partendo dalle definizione di Fiducia (Trust), analizzando l’intenzione (inizialmente meritevole) e lo sviluppo (totalmente distaccato dalle intenzioni).Non è un problema, come potrebbe sembrare, che riguarda solo gli addetti al settore, ma tutti, perchè bene o male tutti abbiamo un computer o un device multimediale che potrebbe contenere in un futuro molto prossimo questa tecnologia non controllabile da noi utenti.

«Un nome più appropriato [per il Trusted Computing, abbreviato in TC, ndr] potrebbe essere Treacherous Computing (informatica infìda), proprio perché il progetto è quello di far sì che i computer disattendano sistematicamente le istruzioni del proprietario».

(Richard Stallman, informatico di fama mondiale su questa tematica)

Per maggiori dettagli seguite il link alla fine del filmato, www.no1984.org


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